La USS Hornet fu una portaerei della classe Yorktown che prestò servizio durante la Seconda guerra mondiale divenendo famosa per aver lanciato i bombardieri dell’incursione aerea su Tokyo, per aver partecipato alla battaglia delle Midway e aver preso parte alle azioni belliche nelle Isole Salomone prima di essere affondata nella battaglia delle isole Santa Cruz.
La nave arrivò a San Francisco il 20 marzo e caricò 16 bombardieri B-25 della Army Air Force sul ponte di volo, oltre a 70 ufficiali e 64 avieri agli ordini del tenente colonnello Jimmy Doolittle.
Al largo delle Isole Midway, undici giorni più tardi, alla Hornet si unì anche la USS Enterprise con la Task Force 16, facendo rotta verso il Giappone. L’Enterprise fornì la copertura aerea (in quanto con il ponte di volo ingombrato dai bombardieri la Hornet non poteva far decollare i propri caccia), addentrandosi profondamente nelle acque nemiche in modo da permettere il lancio dei bombardieri di Doolittle in un audace attacco Tokyo e altre importanti città giapponesi. Originariamente la forza intendeva procedere fino a 750 km di distanza dalla costa giapponese, ma il mattino del 18 aprile il pattugliatore giapponese Nitto Maru avvistò il gruppo navale statunitense. L’incrociatore Nashville (CL-43) affondò il pattugliatore, ma questo aveva già contattato altre forze giapponesi e rilevato la presenza e posizione della task force statunitense. Sebbene ancora a 1.200 km dalla costa giapponese, la conferma dell’allarme giapponese spinse l’ammiraglio William Halsey ad ordinare alle 08:00 l’immediato lancio degli attaccanti.
Trasmissioni intercettate, sia in giapponese che in inglese confermarono alle 14:46 il successo delle incursioni. La sua missione venne tenuta ufficialmente segreta per un anno, fino ad allora il presidente Roosevelt si riferì all’origine del raid di Tokyo solo come “Shangri-La”.
La Hornet salpò nuovamente da Pearl Harbor il 30 aprile, per coadiuvare la Yorktown (CV-5) e la Lexington (CV-2) alla battaglia del Mar dei Coralli, ma la battaglia terminò prima del suo arrivo in zona di operazioni. Ritornò alle Hawaii il 26 maggio e salpò due giorni dopo con le sue due navi sorelle per respingere un previsto assalto della flotta giapponese alle Midway.
Aerei imbarcati su portaerei vennero avvistati diretti a Midway nelle prime ore del mattino del 4 giugno 1942. La Hornet, Yorktown e Enterprise lanciarono attacchi sorprendendo le portaerei giapponesi mentre stavano rifornendo i propri aeroplani sul ponte di volo. I bombardieri in picchiata della Hornet non riuscirono a localizzare i loro bersagli, ma 15 suoi aeroplani che formavano il Torpedo Squadron 8 avvistarono il nemico e attaccarono. Privi di scorta caccia gli aerosiluranti americani vennero tutti abbattuti dai più veloci caccia Zero giapponesi prima che riuscissero a sganciare un solo siluro. Il guardiamarina George Gay, fu l’unico sopravvissuto della squadriglia. Abbattuto in mare, sopravvisse senza ferite all’impatto con l’acqua e vide poi l’intera battaglia tenendosi al suo salvagente. Venne recuperato da un idrovolante Catalina.
Dei 42 aerosiluranti lanciati dalla portaerei americane solo sei ritornarono. Il loro sacrificio attirò i caccia nemici lontani dai bombardieri in picchiata della Enterprise e della Yorktown che affondarono tre portaerei giapponesi. La quarta portaerei giapponese Hiryū venne affondata qualche ora dopo. I giapponesi riuscirono invece a colpire con i propri aerei la Yorktown danneggiandola seriamente. La nave venne poi finita da un sommergibile giapponese.
Gli aeroplani della Hornet attaccarono la flotta giapponese in ritirata il 6 giugno collaborando all’affondamento dell’incrociatore Mikuma, danneggiando un cacciatorpediniere e lasciando l’incrociatore Mogami in fiamme. Gli attacchi della Hornet alla Mogami conclusero una delle battaglie decisive della guerra del pacifico. Importante fu il colpo devastante inflitto alla forza di portaerei giapponese, da cui il Giappone non riuscì più a riprendersi.
Il 26 ottobre 1942 si svolse la battaglia delle isole Santa Cruz senza contatto visivo tra le navi di superficie delle forze avversarie. Gli aerei della Hornet danneggiarono gravemente la portaerei Shokaku e l’incrociatore pesante Chikuma. Altri due incrociatori vennero attaccati dagli aerei della Hornet. Nel frattempo la Hornet veniva investita da un attacco coordinato di aerosiluranti e bombardieri in picchiata che la danneggiarono così gravemente che dovette essere abbandonata.
Le forze statunitensi tentarono di affondare la Hornet abbandonata, ma questa incassò ben nove siluri e più di 400 proiettili calibro 127 mm dei cacciatorpediniere Mustin e Anderson. I cacciatorpediniere giapponesi affrettarono l’inevitabile con 4 siluri da 610 mm al suo scafo in fiamme. Alle 01:35 della notte del 27 ottobre 1942 affondò al largo delle Isole Santa Cruz.
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